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			<title><![CDATA[Trattoria La Loggia di Luca e Lara a Beverino: Dove la Tradizione Ligure Incontra il Tartufo e l'Innovazione]]></title>
			<author><![CDATA[Lara Castellani]]></author>
			<category domain="https://www.trattorialaloggia.com/blog/index.php?category=Food"><![CDATA[Food]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000F"><div class="imHeading4">Trattoria La Loggia di Luca e Lara a Beverino: Dove la Tradizione Ligure Incontra il Tartufo e l'Innovazione</div><div><span class="fs11lh1-5">Se cerchi un'esperienza gastronomica unica nel cuore della <b>Val di Vara</b>, la <b>Trattoria La Loggia di Luca e Lara a Beverino</b> è la destinazione perfetta. La nostra <b>trattoria tipica ligure</b> è un punto di riferimento per i <b>clienti locali</b> che apprezzano la <b>cucina tradizionale</b> con un tocco di <b>originalità</b> e l'eccellenza del <b>tartufo</b>, incluso il pregiato <b>tartufo ligure</b>.</span></div><div><b class="fs11lh1-5">Specialisti del Tartufo (anche Ligure) e della Cucina Festiva Tradizionale</b></div><div><span class="fs11lh1-5">Alla Trattoria La Loggia, siamo appassionati della <b>cucina ligure autentica</b>, che rivisitiamo con creatività e attenzione alla <b>stagionalità</b>. La nostra vera specialità è il <b>tartufo</b>, che utilizziamo in diverse preparazioni per esaltarne il profumo e il sapore inconfondibile. Siamo orgogliosi di offrire ai nostri clienti anche piatti con <b>tartufo ligure</b>, un'eccellenza del nostro territorio.</span></div><div><span class="fs11lh1-5">La nostra proposta gastronomica è pensata per celebrare le <b>feste tradizionali liguri</b>, riproponendo i <b>piatti iconici</b> con un <b>tocco di novità</b> che sorprende e conquista. <b>Luca e Lara</b> selezionano con cura gli <b>ingredienti più freschi e genuini</b>, privilegiando i <b>prodotti locali</b> della <b>Val di Vara</b> e della <b>Liguria</b>.</span></div><div class="imHeading6">I Nostri Piatti Iconici: Un Viaggio nel Gusto Ligure</div><div><span class="fs11lh1-5">Nel menu della Trattoria La Loggia, troverai piatti che raccontano la storia e la tradizione della nostra regione, reinterpretati con maestria e passione:</span></div><ul><li aria-level="1"><div><span class="fs11lh1-5"><b>Ravioli di Carne della Tradizione:</b> Pasta fresca fatta in casa ripiena di carne, condita con sughi tradizionali o, su richiesta, con una delicata fonduta al tartufo.</span></div></li><li aria-level="1"><div><span class="fs11lh1-5"><b>Asado alla Ligure in Crema di Castagne:</b> Un piatto unico e ricco di sapore, che unisce la carne tenera dell'asado alla dolcezza della crema di castagne, un connubio perfetto tra terra e montagna ligure.</span></div></li><li aria-level="1"><div><span class="fs11lh1-5"><b>Coniglio Ripieno alla Maniera della Val di Vara:</b> Un classico della cucina locale, preparato secondo l'antica ricetta della Val di Vara, con un ripieno saporito e profumato.</span></div></li><li aria-level="1"><div><span class="fs11lh1-5"><b>Piatti al Tartufo (anche Ligure):</b> Lasciati tentare dalle nostre specialità al tartufo, dai primi piatti ai secondi, per un'esperienza di gusto indimenticabile. Disponiamo di <b>tartufo ligure fresco</b> in stagione e di preparazioni con <b>tartufo conservato</b> per tutto l'anno.</span></div></li><li aria-level="1"><div><span class="fs11lh1-5"><b>Selezione di Vini Liguri:</b> Accompagna i tuoi piatti con una selezione di <b>vini liguri pregiati</b>, scelti per esaltare i sapori della nostra cucina.</span></div></li></ul><div class="imHeading6">Un'Esperienza Gastronomica Autentica per Clienti Locali</div><div><span class="fs11lh1-5">La Trattoria La Loggia è un luogo pensato per accogliere i <b>clienti locali</b>, che desiderano ritrovare i <b>sapori di casa</b> e scoprire <b>nuove interpretazioni</b> della cucina ligure. L'<b>atmosfera è calda e conviviale</b>, il servizio attento e familiare. Siamo il <b>ristorante ideale a Beverino</b> per celebrare occasioni speciali, pranzi di famiglia o cene tra amici, all'insegna del <b>buon cibo</b> e della <b>tradizione ligure</b>.</span></div><div><b class="fs11lh1-5">Vieni a Trovarci a Beverino, nel Cuore della Val di Vara</b></div><div><span class="fs11lh1-5">La Trattoria La Loggia ti aspetta a <b>Beverino</b>, un borgo caratteristico perfetto per una gita fuori porta alla scoperta della <b>Val di Vara</b>. Siamo facilmente raggiungibili e offriamo un <b>parcheggio comodo</b> per i nostri clienti.</span></div><br></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Feb 2025 12:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tradizione, influenza tra territorio ]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.trattorialaloggia.com/blog/index.php?category=Food"><![CDATA[Food]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"><div class="imHeading4">Pillole di Storia e dell'Evoluzione della Cucina Italiana: un viaggio tra territorio, cultura e trasformazioni</div><div class="imTAJustify mb1">Gli alimenti presenti sulle nostre tavole derivano tutti, direttamente o indirettamente dal settore primario. Le attività agricole e forestali sono da sempre influenzate da fattori territoriali. Temperatura, esposizione, umidità e composizione del suolo influenzano il ciclo di vita delle piante che con la loro presenza contribuiscono a rendere l’ambiente più o meno adatto ad alcune specie animali piuttosto che ad altre. <strong>Questa interdipendenza tra ambiente e attività umane si manifesta in modo particolarmente evidente in Italia, un territorio dalla conformazione unica.</strong></div><div class="imTAJustify mb1"> L’Italia, sorge su una porzione di superficie terrestre che presenta una straordinaria biodiversità. La variegata combinazione di caratteristiche geomorfologiche la rendono un territorio molto complesso. Ha la forma di uno stivale percorso, per tutta la sua lunghezza sino all'estremo sud, dai Monti Appennini. L’alto Arco Alpino a nord, che la separa dal resto d’Europa, è la sede dei ghiacciai che alimentano i fiumi nelle pianure settentrionali. Le sue montagne degradano in fertili colline che scendono sino alle &nbsp;pianure alluvionali interne o sino &nbsp;alle coste. Comprende anche numerose isole di diverse dimensioni. Ogni regione, grazie alla sua posizione geografica, presenta un micro clima peculiare che ha favorito la formazione di una moltitudine di nicchie ecologiche, dove l’uomo ha ricavato le risorse necessarie alla sua sopravvivenza e al suo sviluppo. La presenza di numerosi corsi d’acqua e la fertilità dei terreni, in alcune regioni d’Italia, hanno storicamente favorito lo sviluppo dell’agricoltura e l’impianto di nuove specie animali e vegetali che sono state introdotte nel corso dei secoli attraverso scambi commerciali ed esplorazioni. L’area mediterranea è stata per millenni meta di migrazioni &nbsp;per una vasta pluralità di popolazioni. La loro interazione favorì, nei periodi di pace, l’introduzione e l’affinamento di tecniche di produzione e conservazione degli alimenti creando così l’identità culinaria di ogni area. </div><div class="imTAJustify mb1"><strong>Questi fattori ambientali e storici hanno plasmato nel tempo un panorama agricolo e gastronomico di straordinaria ricchezza, la cui evoluzione è ben visibile se si considera la storia più recente.</strong> Se consideriamo gli ultimi duemila anni, la ricchezza del territorio peninsulare, con la sua varietà di paesaggi e climi, ha permesso il diffondersi di un’agricoltura diversificata che ha dato vita ad una altrettanto ricca tradizione enogastronomia arricchita dall'arrivo sul territorio di popoli portatori di nuove culture. L’Italia, posizionata al centro del Mar mediterraneo, è da sempre un’area interessata da importanti migrazioni che sono all'origine di rilevanti insediamenti che hanno segnato la &nbsp;storia della penisola. Già nel primo millennio a.C. le sue coste erano approdi di primaria importanza per le navi impegnate in scambi commerciali di ogni genere principalmente con &nbsp;le città greche. D’altro canto, la posizione geografica, circondata dal mare, ha favorito lo sviluppo di tecniche di navigazione funzionali sia alla guerra che al commercio e, in epoca più recente, reso la pesca una attività molto diffusa. <strong>Questa posizione strategica e la commistione di culture hanno gettato le basi per la civiltà romana, che a sua volta ha lasciato un segno indelebile anche nella cultura alimentare.</strong> Nell’VII secolo a.C. ò la penisola vede la nascita di Roma, &nbsp;che da piccolo villaggio diventerà il cuore di un vasto impero che perdurerà &nbsp;sino al V secolo d.C. &nbsp;Nel patrimonio &nbsp;intellettuale ereditato dalla civiltà romana &nbsp;&nbsp;sono riconoscibili &nbsp;i tratti &nbsp;caratteristici della più antica cultura ellenica, &nbsp;&nbsp;integrati dalle nuove scoperte appaganti il &nbsp;desiderio conoscenza del nuovo. &nbsp;L’uso &nbsp;del pane, del vino e dell’olio di oliva nel passaggio al mondo cristiano hanno &nbsp;assunto profondo significato simbolico mentre la nobilitazione di alimenti &nbsp;quali la selvaggina e le bevande ottenute dalla fermentazione di cereali &nbsp;avviene grazie all'ingresso, in più ondate, di tribù germaniche che non &nbsp;avevano reverenza nei confronti della ormai decadente cultura romana. </div><div class="imTAJustify mb1"><strong>Tra gli elementi che hanno caratterizzato le abitudini alimentari nel corso della storia, un ruolo di primo piano è stato giocato dalla necessità di conservare i cibi, specialmente in un’epoca priva delle moderne tecnologie.</strong> Un &nbsp;ingrediente &nbsp;molto prezioso nel passato era il sale, elemento indispensabile per la &nbsp;conservazione di prodotti alimentari di origine animale come salumi e &nbsp;formaggi. La salagione consentiva di allungare la durata delle materie prime &nbsp;così da creare la scorta necessaria per superare i periodi di carestia o per &nbsp;affrontare lunghi viaggi, la possibilità di consumare alimenti salati lontano &nbsp;dai luoghi di produzione rese possibile il loro commercio.</div><div class="imTAJustify mb1"><strong>Questo commercio, apparentemente legato alla conservazione, ha in realtà generato inaspettate dinamiche economiche e gastronomiche, come dimostra un curioso caso legato al sale e al commercio ittico.</strong> Se il commercio di salumi e formaggi rese disponibili &nbsp;questi prodotti in località non adatte alla loro produzione, come quelle di &nbsp;mare con inverni brevi e miti, il commercio delle acciughe salate fece da &nbsp;paravento per il contrabbando del sale verso le aree interne, dove vennero &nbsp;impiegate per arricchire la gastronomie locali e le ritroviamo in piatti &nbsp;tradizionali come &nbsp;il Vitello tonnato o &nbsp;la Bagna Cauda del Piemonte. </div><div class="imTAJustify mb1"><strong>La consapevolezza dell'importanza dell'alimentazione per la salute pubblica è cresciuta nel tempo, portando le istituzioni a interessarsi sempre più alle abitudini alimentari della popolazione.</strong> Con il passare degli anni si è poi affermata la &nbsp;necessità di monitorare periodicamente sia lo stato di salute sia le &nbsp;condizioni di vita di tutta la popolazione italiana e compiere interventi &nbsp;preventivi in materia di sanità pubblica. La definizione di uno stile &nbsp;alimentare nazionale rientra tra queste azioni, ma furono necessari decenni di &nbsp;benessere prima di sentire l’esigenza di una sua codifica. </div><div class="imTAJustify mb1"><strong>La ricerca di una "cucina nazionale" ha radici antiche e si può rintracciare nei ricettari storici, testimonianza di una vivace evoluzione culinaria.</strong> Per definire il percorso che ha portato allo sviluppo &nbsp;dell’idea di una cucina nazionale italiana, gli storici hanno preso in esame i &nbsp;diversi ricettari che si susseguono a partire dal tredicesimo secolo. I primi &nbsp;autori di tali manoscritti sono stati i cuochi di corte che, contesi tra i &nbsp;vari signori, &nbsp;attraverso trasferimenti &nbsp;di lungo periodo, hanno portato la loro &nbsp;&nbsp;cultura culinaria da una regione ad un’altra dello Stivale. Dai loro &nbsp;lavori ne emerge una cucina già molto varia sia per ingredienti che per tecniche &nbsp;di preparazione, tale varietà può essere considerata frutto di diversi &nbsp;fattori, sia economici che culturali. Alcuni di essi si sono ispirati alle &nbsp;cucine popolari abbinando elementi umili, come le cipolle o altre verdure a &nbsp;piatti nobili a base di carne &nbsp;ben &nbsp;speziata. </div><div class="imTAJustify mb1"><strong>L'evoluzione delle tecniche agricole e le nuove scoperte scientifiche hanno ulteriormente arricchito questo patrimonio, portando a nuove creazioni gastronomiche.</strong> Grazie alle nuove scoperte scientifiche, che furono &nbsp;applicate in campo tecnologico, ci fu un &nbsp;&nbsp;innovamento delle tecniche agricole e i progressi localmente hanno dato &nbsp;origine a preparazioni gastronomiche che devono la loro fortuna all'abbinamento &nbsp;con ingredienti esotici, un tempo non coltivati localmente, quindi molto &nbsp;ricercati e costosi. Gli abbinamenti più apprezzati sono stati tramandati di &nbsp;generazione in generazione e nel &nbsp;tempo &nbsp;sono entrati nella tradizione popolare, subendo rivisitazioni in linea con le &nbsp;novità indotte dalle mode o modifiche spaziali indotte dal gusto prevalente. &nbsp;Tra gli esempi di epiloghi felici troviamo i cinque Brodetti marchigiani, che &nbsp;si differenziano tra loro per lievi sfumature e con l’inserimento del pomodoro &nbsp;al posto dello zafferano in tre di essi. </div><div class="imTAJustify mb1"><strong>Il XX secolo, caratterizzato da grandi movimenti migratori, ha rappresentato un ulteriore punto di svolta nella definizione della cultura alimentare italiana, aprendola a nuove influenze.</strong> Durante il XX secolo l’Italia è stata protagonista di diverse ondate migratorie. Alcune di queste hanno riguardato spostamenti interni al paese, con la popolazione delle campagne che si è spostata verso i principali poli industriali del Nord, come Torino e Milano, portando con sé abitudini alimentari &nbsp;che hanno spinto le attività commerciali locali ad ampliare l’offerta. Contemporaneamente, per sentirsi parte della comunità, i nuovi arrivati dovettero avvicinarsi alle abitudini di quei luoghi. Il risultato di questo incontro fra culture diverse ha dato vita a una vera e propria fusione tra le cucine regionali e quelle dei paesi di origine. </div><div class="imTAJustify mb1"><strong>Tuttavia, i cambiamenti sociali ed economici degli ultimi decenni hanno portato a profonde trasformazioni nelle abitudini alimentari degli italiani, con conseguenze inattese.</strong> Paragonando le recenti ricerche sui consumi con i dati ricavati da documenti attestanti la compravendita di merci, si è potuto vedere che negli ultimi due secoli i consumi alimentari nella penisola sono cambiati profondamente. Nonostante gli interventi educativi in tema di alimentazione da parte dello stato, la situazione è peggiorata, seguendo il trend globale che coinvolge la maggior parte dei paesi industrializzati. Anche la FAO è intervenuta in merito al fenomeno di abbandono delle diete tradizionali che interessa paesi come l’Italia. L’allarme riguarda la loro sostituzione con l’assunzione di abitudini alimentari moderne basate sull'offerta di cibi selezionati a livello globale. Negli ultimi anni le aziende di grosse dimensioni, proprietarie di industri alimentari supermercati e &nbsp;fast food, hanno contribuito a finanziare le neuroscienze per poter applicare le nuove teorie in campagne di neuro marketing sempre più efficaci[1]. Inoltre i consumi di massa portano alla movimentazione di grandi quantitativi di merci alimentari da aree ad economia arretrata verso paesi ad economie avanzate anche molto distanti tra di loro, con incremento di inquinamento ambientale e uso di conservanti per aumentare la shelf-life. </div><div class="imTAJustify mb1"><strong>Questa evoluzione verso un’alimentazione globalizzata e industriale ha determinato una profonda modifica nel panorama alimentare, con la diffusione di prodotti standardizzati e disponibili tutto l'anno.</strong> La progressiva evoluzione dell’industria &nbsp;alimentare ha messo a disposizione dei consumatori numerosi “alimenti di servizio”.Tutto questo ha contribuito alla destagionalizzazione e de territorializzazione dei prodotti ortofrutticoli. </div><div class="imTAJustify mb1"><strong>In conclusione, la storia dell'alimentazione in Italia è un racconto complesso e affascinante, intrecciato con la geografia, la storia, le migrazioni e le trasformazioni economiche e sociali, un percorso che continua a evolversi nel contesto contemporaneo.</strong><span class="imTALeft fs14lh1-5"> &nbsp;</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> &nbsp;</span></div><div><div> &nbsp;</div><div><br></div><div> </div><div> &nbsp;</div><div> &nbsp;</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 23:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Diritto di tappo]]></title>
			<author><![CDATA[Aureli Tania & Castellani Lara]]></author>
			<category domain="https://www.trattorialaloggia.com/blog/index.php?category=Food"><![CDATA[Food]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div class="imHeading3 imTAJustify">Diritto di tappo</div><div class="imHeading5 imTAJustify">Un’usanza anglosassone che vuole farsi strada tra le tradizioni ristorative italiane</div><div><div class="imTAJustify mb1">Da alcuni anni, ogni volta che c’è un periodo di alta inflazione, o oscillazione dei prezzi, torna <span class="fs14lh1-5">alla ribalta il termine “diritto di tappo”, ricordo come, qualche anno fa, in una trasmissione </span><span class="fs14lh1-5">televisiva in coda a uno dei principali telegiornali, un personaggio di fama nazionale per </span><span class="fs14lh1-5">l’ineguagliabile eleganza nel vestire e nei modi, informava il pubblico sulla possibilità di </span><span class="fs14lh1-5">risparmiare sul conto al ristorante consumando al tavolo una bevanda portata da casa e gestita </span><span class="fs14lh1-5">in totale autonomia.</span></div><div class="imTAJustify">Secondo il parere dell’improvvisato esperto, tale comportamento era un “diritto” per il <span class="fs14lh1-5">consumatore e per evitare che ciò accadesse era necessario che l’esercente esponesse un cartello </span><span class="fs14lh1-5">in cui specificava che i suoi tavoli erano destinati anche alla somministrazione di bevande; tale </span><span class="fs14lh1-5">esigenza era giustificata asserendo che le licenze A e B (x bar e ristorante) non prevedevano la </span><span class="fs14lh1-5">somministrazione di bevande. Immaginate che </span><span class="fs14lh1-5">sorpresa quando nel 2006 scoprii che sulla licenza del mio bar Ristorante (con obbligo di </span><span class="fs14lh1-5">esposizione al pubblico) c’era già scritto “SOMMINISTRAZIONE DI CIBI E BEVANDE”.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Inutile spiegare quanto spesso e volentieri la disinformazione in televisione la faccia da padrona, <span class="fs14lh1-5">mi chiedo però come facciano determinate produzioni a mandare in onda delle informazioni </span><span class="fs14lh1-5">senza verificarne dapprima la veridicità.</span></div><div class="imTAJustify mb1"><img class="image-5" src="https://www.trattorialaloggia.com/images/large-5086568.png"  width="970" height="415" /><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imHeading6 imTALeft">Ma che cos’è il diritto di tappo?</div><div class="imTAJustify">Nasce intorno al 1950 tra Inghilterra e negli Stati Uniti dove viene denominata BYOB (bring <span class="fs14lh1-5">your own bottle) e consiste nel portare nel proprio ristorante di fiducia una bottiglia di vino </span><span class="fs14lh1-5">personale, magari proveniente dalla propria cantina, e di corrispondere al ristoratore un </span><span class="fs14lh1-5">“corkage fee”, cioè una tassa sul servizio.</span></div><div class="imTAJustify mb1">In parole povere, il cliente paga il cosiddetto “coperto” per poter gustare il proprio vino mentre <span class="fs14lh1-5">assapora i piatti preparati dal suo chef di fiducia.</span><span class="fs14lh1-5">Il costo varia dai 5/8 euro a persona per bottiglia richiesti in Italia a 15\20 dollari negli Stati Uniti.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Australia Canada e Francia, guidate dalla forte influenza anglofona, ne hanno recepito alcune <span class="fs14lh1-5">regole, trovando la loro maniera di applicarla. I francesi hanno infatti creato nel 2006 il club en </span><span class="fs14lh1-5">ville, un’associazione alla quale hanno aderito migliaia di ristorati, e che prevede, dietro il </span><span class="fs14lh1-5">versamento di una quota associativa annuale di 65 euro di poter usufruire del servizio Byob presso </span><span class="fs14lh1-5">i ristoranti aderenti.</span></div><div class="imTAJustify">Da noi però, ha fatto fatica a prendere piede, infatti prima degli anni 2000 era una pratica <span class="fs14lh1-5">pressoché sconosciuta alla totalità della popolazione.</span></div><div class="imTAJustify mb1">C’è da dire che la nostra cultura gastronomica e l’insieme di tradizioni e consuetudini è di gran <span class="fs14lh1-5">lunga più incisivo rispetto al resto dei paesi. </span><span class="fs14lh1-5">Le normative fiscali e il Regolamento Europeo 178/2002 (Reg. 178/02) parlano chiaro e i ristoratori </span><span class="fs14lh1-5">rischiano di trovarsi di fronte ad una serie di contraddizioni a voler applicare nel proprio </span><span class="fs14lh1-5">ristorante il Byob.</span></div><div class="imTACenter mb1"><img class="image-4" src="https://www.trattorialaloggia.com/images/vino-da-casa.jpg"  width="150" height="172" /><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify">In generale un esercente può scegliere di agire come preferisce, va tutto bene sino a quando non <span class="fs14lh1-5">scattano dei controlli o non succede qualcosa. Non va mai dimenticato che l’imprenditore è </span><span class="fs14lh1-5">sempre responsabile sul piano civile e penale di ciò che somministra nella propria attività, ma se </span><span class="fs14lh1-5">tutto è stato fatto a norma di legge può dimostrare la sua buona fede ed innocenza nonchè </span><span class="fs14lh1-5"> rivalersi sui fornitori</span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify">In primo luogo tutto ciò che viene servito dovrebbe essere scontrinato, quindi se esce in qualche <span class="fs14lh1-5">modo deve essere entrato: o con fattura da fornitore o con autofattura.</span></div><div class="imTAJustify mb1">L’autofattura è un documento che emette l’esercente quando compra da soggetto autorizzato alla <span class="fs14lh1-5">vendita ma non munito di partita IVA (anche privati, per esempio acquisto di frutti selvatici da </span><span class="fs14lh1-5">soggetto privato che ha pagato la concessione governativa per la raccolta del bene).</span></div><div class="imTAJustify">Normalmente un ristorante sceglie di rifornire la propria cantina con i vini più adatti per <span class="fs14lh1-5">l’abbinamento con i piatti in carta, e può rifornirsi con qualsiasi vino in commercio quindi diventa </span><span class="fs14lh1-5">difficile a tutti i livelli giustificare la necessità per il cliente di doversi portare </span><span class="fs14lh1-5 cb1">da casa </span><span class="fs14lh1-5">un vino di </span><span class="fs14lh1-5">“etichetta” reperibile in commercio.</span></div><div class="imTAJustify"><img class="image-0" src="https://www.trattorialaloggia.com/images/large-786933.jpg"  width="970" height="646" /><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bisogna sapere che se il locale scegliesse di applicare un prezzo fisso dovrebbe chiedere al cliente di portare con sé </span><span class="fs14lh1-5">lo scontrino per dimostrare che l'acquisto del vino è avvenuto in altro esercizio a tutela di entrambe le parti in caso di controllo della guardia di finanza all'uscita dal locale. Purtroppo però in questo caso non c'è modo di tutelare la gestione che in caso di verifica fiscale potrebbe trovarsi a discutere e dove giustificare perché </span><span class="fs14lh1-5">non ha utilizzato la pratica dell’autofattura anziché il “diritto di tappo”.</span><br></div><div class="imTAJustify mb1">In un’attività commerciale possono essere venduti e somministrati solo cibi e bevande prodotti o <span class="fs14lh1-5">trasformati rispettando le normative in materia d’igiene ed etichettatura atte a garantirne la </span><span class="fs14lh1-5">rintracciabilità, quindi una bevanda prodotta da un privato cittadino a livello “domestico” (in </span><span class="fs14lh1-5">deroga alle normative) non può in nessun caso essere servita in un locale pubblico.</span></div><div class="imTAJustify mb1">In conclusione si va in un ristorante per consumare i cibi e le bevande proposte da chi si occupa <span class="fs14lh1-5">dell’organizzazione dell’attività stessa. Il menù o carta è la lista dei prodotti tra i quali bisogna </span><span class="fs14lh1-5">scegliere (quelli in vendita) e oltre agli allergeni ci indica il prezzo finito del bene che ci verrà </span><span class="fs14lh1-5">somministrato, ordinando un piatto o una bevanda ci si impegna a pagarne il prezzo (quello che esposto</span><span class="fs14lh1-5"> sul menu) mentre il ristoratore si impegna a preparare e servire ciò che gli è stato ordinato.</span></div><div class="imTAJustify">Soprattutto negli ultimi anni, anche i ristoranti non di livello si sono dedicati alla creazione di <span class="fs14lh1-5">cantine studiate appositamente per il tipo di clientela e piatti proposti, va da se che questa pratica </span><span class="fs14lh1-5">non venga vista di buon occhio dai ristoratori. </span><span class="fs14lh1-5">Rimane quindi una pratica relegata a piccole e poche occasioni, verso i ristoratori di fiducia e </span><span class="fs14lh1-5">magari per delle grandi occasioni, per la quale è bene prendere precedentemente accordi e della </span><span class="fs14lh1-5">quale non bisogna abusare.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.trattorialaloggia.com/images/large-8191736.jpg"  width="970" height="703" /><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 30 Aug 2023 12:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il prosciutto di Parma D.O.P.]]></title>
			<author><![CDATA[Lara Castellani]]></author>
			<category domain="https://www.trattorialaloggia.com/blog/index.php?category=Food"><![CDATA[Food]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><div class="imHeading5">Il prosciutto di Parma D.O.P.</div><div class="imTAJustify mb1">Il prosciutto di Parma D.O.P. è il salume ricavato dalla coscia di suino, tipico di una zona ben delimitata della provincia di Parma. È garantito dal Consorzio Prosciutto di Parma (CPP) che ha scritto il suo statuto nel 1963 e ottenuto la D.O.P nel 1996. Tuttavia il nome prosciutto di Parma è stato protetto giuridicamente già a partire dal 1973.</div><div class="imTAJustify mb1">Lo statuto del CPP tutela la qualità e l’origine delle materie prime, stabilendo e definendo: quali razze o incroci sono ammessi; dove e come allevare i suini; il peso (150kg) dei maiali alla macellazione; i &nbsp;tempi di conferimento e come le cosce devono essere “rifilate”; la durata della salatura e la percentuale di sale nel prodotto finito (2,5/3,5); il periodo minimo di stagionatura e le caratteristiche chimiche, fisiche e organolettiche del prodotto finito; i controlli da effettuare e i marchi da apporre per la tracciabilità. Inoltre il disciplinare definisce in maniera chiara i confini territoriali della provincia di Parma entro cui le fasi di produzione devono avvenire ed elenca le 10 regioni italiane ammesse per l’allevamento. </div><div class="imTAJustify mb1">Le cosce conferite nello stabilimento verranno mantenute sotto sale in posizione orizzontale per non più di due settimane in camere a 3/5 °C. Dopodiché verranno pulite dal sale e inizieranno il periodo di riposo, ossia i tre mesi in stanze a 5/8°C, da qui in poi i prosciutti saranno appesi col gambetto all'insù. Al termine del riposo, i crudi, avranno perso il 70% di umidità e verranno trasferiti nella stanza di prestagionatura. Qui, i prosciutti, sosteranno per altri tre mesi, a 8/12°C, poi inizieranno la stagionatura in cantine a temperatura ambiente dove la circolazione dell’aria è garantita da finestroni alti e stretti che vengono aperti nelle belle giornate asciutte.</div><div class="imTAJustify mb1">Al dodicesimo mese gli ispettori del CPP faranno un controllo a campione: ogni crudo verrà punto in 5 punti ben precisi, con un osso di cavallo, in base all'odore che rilascerà verrà stabilito se è di prima scelta e quindi adatto ad essere marchiato a fuoco con la corona ducale. Quest’ultima è un marchio di proprietà del CPP, ed è formata da un base ovale con la scritta Parma dentro, cinque punte sopra e il numero dello stabilimento sotto. Il suo scopo è identificare il prodotto e distinguerlo dagli altri crudi. Dopo la marchiatura un crudo potrà essere venduto o stagionato ancora.</div><div class="imTAJustify mb1">Su un prosciutto di Parma D.O.P. oltre alla corona ducale è possibile riconoscere: il tatuaggio fatto al maiale dopo il primo mese, composto dal suo mese di nascita e dal numero dell’allevamento; il timbro PP (prosciutto di Parma) con sotto il numero del macello che ha eseguito la macellazione; infine deve essere presente anche il sigillo metallico che viene &nbsp;apposto dal produttore con la scritta CPP, il mese e l’anno di inizio stagionatura.</div><div class="imTAJustify">Un prosciutto di Parma D.O.P. Può essere messo in vendita intero o sottovuoto disossato o sottovuoto porzionato o in atmosfera protetta preaffettato. In ogni caso andrà &nbsp;etichettato secondo la normativa vigente, indicando: la denominazione, gli ingredienti (che sono carne di suino e sale), gli allergeni (nel Parma non ce ne sono), i valori nutrizionali , la data di confezionamento , quella di scadenza e il numero del lotto. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Feb 2022 01:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Maratona delle gastroeccellenze]]></title>
			<author><![CDATA[Lara Castellani]]></author>
			<category domain="https://www.trattorialaloggia.com/blog/index.php?category=Food"><![CDATA[Food]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007">17 OTTOBRE 2021 ore 13:00<div>Presso TRATTORIA LA LOGGIA di BEVERINO:</div><div>HA AVUTO LUOGO LA MARATONA DELLE GASTROECCELLENZE &nbsp;</div><div>Perchè questo evento?<div>Abbiamo deciso di organizzare questo evento in onore del nostro caro amico Alessandro Rivolta , ragazzo attempato di origini meneghine, che lo stesso giorno si è impegnato nel portare a termine la 41^ maratona di Parigi con i colori della nostra Trattoria. (fotografie disponibili sulla nostra pagina FB) </div></div><div><br></div><div>CHI HA PARTECIPATO:</div><div>CLIENTI DELLA TRATTORIA , FOTO DISPONIBILI SU INSTAGRAM</div><div><br></div><div>COME SI E' SVOLTA LA GARA:</div><div>Ad ogni partecipante sono state servite 40 bruschette di piccole dimensioni, tutte diverse, presentate 4 per volta, più due bruschette leggermente più grandi (bruschetta con salsiccia e stracchino e bruschetta con castagne e pecorino).</div><div>Bevanda servita birra in bottiglia.</div><div>Al termine della carrellata di bruschette è stato servito un piatto a sorpresa le trofie coon salsiccia in crema di zafferano, scelte da Alessandro.</div><div><br></div><div>REGOLAMENTO:</div><div>i partecipanti, per vincere, &nbsp;avrebbero dovuto portare a termine tutto il pasto, alla fine ha vinto chi ha mangiato e bevuto di più</div><div>VINCITORI </div><div>A fine gara abbiamo avuto un pareggio tra due dei partecipanti, che dopo aver tentato uno spareggio all'ultima trofia, con un amichevole brindisi hanno deciso di devolvere il ricavato dell'evento alla CROCEVERDE DI PIGNONE. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Dec 2021 23:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’aceto balsamico tradizionale di Modena D.O.P.]]></title>
			<author><![CDATA[Lara Castellani]]></author>
			<category domain="https://www.trattorialaloggia.com/blog/index.php?category=Food"><![CDATA[Food]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div class="imHeading5">L’aceto balsamico tradizionale di Modena D.O.P.</div><div>L’aceto balsamico tradizionale di Modena dal 2006 è una D.O.P. quindi tutte le fasi della sua produzione, dalla coltivazione dei vitigni delle uve ammesse fino all’imbottigliamento, devono avvenire nella provincia di Modena. Per produrlo si parte cuocendo a 85°C un mosto ottenuto da una pigiatura leggera che verrà inserito nelle botti e invecchiato con il metodo dei travasi e dei rincalzi in batteria. Ogni batteria deve essere composta da almeno 3 botti, tutte di legni e diametri diversi, ordinate dalla più grande, l’unica dove verrà versato il mosto cotto nell’anno corrente, alla più piccola che ci darà il prodotto finito.</div><div> Il disciplinare stabilisce, anche, quanto aceto si può prelevare dall’ultima botte per essere commercializzato dopo aver superato l’esame organolettico eseguito dalla commissione di assaggio. La commissione è composta da 5 assaggiatori abilitati dalla camera di commercio di Modena e Reggio Emilia.</div><div>L’aceto balsamico tradizionale di Modena D.O.P. può essere commercializzato a 12 o a 25 anni di invecchiamento in un unico formato da 100 ml e la bottiglia deve essere la stessa per tutti i produttori, infatti l’imbottigliamento può essere effettuato solo nei centri autorizzati e certificati. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 01 Sep 2021 00:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Parmigiano Reggiano D.O.P.]]></title>
			<author><![CDATA[Lara Castellani]]></author>
			<category domain="https://www.trattorialaloggia.com/blog/index.php?category=Food"><![CDATA[Food]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008"><div class="imHeading5">Il Parmigiano Reggiano D.O.P. &nbsp;</div><div class="imTAJustify mb1">Il Parmigiano Reggiano D.O.P. &nbsp;è uno dei formaggi più conosciuti, apprezzati ed imitati al mondo, tanto che si è reso necessario tutelarlo infatti in italia e in molti stati esteri è vietato utilizzare su prodotti dello stesso genere nomi come Parmesan. </div><div class="imTAJustify mb1">La produzione di latte e la trasformazione del formaggio possono avvenire solo nelle provincie di Parma, Reggio Emilia, Modena , Bologna (solo alla sinistra del fiume Reno) e Mantova (solo alla destra del fiume Po’).</div><div class="imTAJustify mb1">Sono vietati i silati nell'alimentazione delle mucche perché potrebbero causare fermentazioni indesiderate nel formaggio. &nbsp;La produzione del Parmigiano inizia con il latte della mungitura serale lasciato riposare in ampie vasche per farne affiorare la parte grassa, così da poterla scremare. Il latte che ne risulta sarà parzialmente scremato e verrà versato, assieme a quello intero del mattino, nelle caldaie di rame a forma di campana rovesciata per poi essere scaldato fino a 36/37°C. Una volta raggiunta questa temperatura verrà inserito il siero innesto e il caglio di vitello. </div><div class="imTAJustify mb1">La capienza di ogni caldaia è di circa 1100 litri di latte, sufficienti per produrre due forme stagionate da 40 kg ognuna. Il latte impiega dieci minuti circa per cagliare dopodiché, utilizzando lo spino, verrà rotta la cagliata fino ad ottenere una grana simile a chicchi di riso, poi si effettuerà la cottura della pasta fino al raggiungimento dei 45°C. Al termine della cottura i granuli caseosi precipiteranno sul fondo della caldaia per formare un'unica massa (ci vorranno circa 30 minuti) che una volta estratta verrà divisa in due masse da 50 kg circa ognuna. </div><div class="imTAJustify mb1">Ogni massa verrà avvolta in una tela e inserita in uno stampo di plastica e ogni due ore verrà girata sottosopra. Durante la notte lo stampo sarà rivestito all'interno con la fascia marchiante per imprimere sul formaggio il mese con l’anno di produzione, il numero di matricola che contraddistingue il caseificio e la scritta a puntini Parmigiano Reggiano. Inoltre al formaggio verrà applicata una placca di caseina &nbsp;che riporta un numero progressivo fatto con inchiostro di clorofilla, ciò permetterà in qualsiasi momento di risalire a tutte le informazioni riguardanti quella singola forma. Placca di caseina e fascia marchiante sono i due marchi di origine del Parmigiano Reggiano. Dopo un giorno il formaggio passa nello stampo in acciaio, che darà la forma convessa allo scalzo, e vi resterà per un paio di giorni durante i quali verrà girato ogni 6 ore.</div><div class="imTAJustify mb1">Il formaggio dovrà poi rimanere 16 giorni immerso in una soluzione satura di acqua e sale, il sale darà sapore alla forma e farà da conservante. Prima di iniziare la stagionatura di almeno un anno nei magazzini di stagionatura, la forma, dovrà essere asciugata per 3/4 ore a 37°C in speciali camere calde. </div><div class="imTAJustify mb1">Il formaggio durante la stagionatura verrà girato e pulito da eventuali muffe ogni 10 giorni. Al dodicesimo mese le forme verranno controllate a lotti dai battitori, che sono gli esperti del consorzio. I lotti sono 3: gennaio/aprile, maggio/agosto, settembre/dicembre. I controlli invece sono due: uno visivo dove si verifica che i piatti e lo scalzo non siano troppo gonfi o venati; uno uditivo durante il quale si percuote in più punti la forma per verificare che il suono di ritorno sia sempre uguale, ciò permette di escludere possibili difetti di pasta. </div><div class="imTAJustify mb1">Il Parmigiano Reggiano di prima scelta verrà timbrato dal battitore con un timbro di clorofilla per essere marchiato a fuoco ed entro sette giorni dal marchiatore, &nbsp;poi potrà essere messo in vendita oppure rimesso a stagionare per uno o più anni. </div><div class="imTAJustify mb1">Le forme di seconda scelta verranno ugualmente marchiate a fuoco ma sulle scritte della crosta il rigatore del consorzio farà delle righe, così andrà venduto come Parmigiano Reggiano mezzano.</div><div class="imTAJustify">Il Parmigiano Reggiano Dop venduto in busta può essere prodotto solo con Parmigiano Reggiano Dop, quindi solo con lotti di prima scelta. </div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 02 Jul 2021 00:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Fagioli di Pigna ]]></title>
			<author><![CDATA[Lara Castellani]]></author>
			<category domain="https://www.trattorialaloggia.com/blog/index.php?category=Food"><![CDATA[Food]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il fagiolo bianco di Badalucco , Conio e Pigna è uno dei prodotti a presidio Slow Food del territorio del parco naturale regionale delle Alpi Liguri. E' un fagiolo bianco tipo cannellino che coltivato nei tre areali ha sviluppato caratteristiche morfologiche ed organolettiche specifiche.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify">Pigna è uno dei borghi dell'imperiese. Luoghi di produzione del presidio Slow Food sonno: Pigna (capoluogo nonchè frazione di Buggio) e Castelvittorio.</div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify">L'areale di produzione è compreso in una fascia altitudinale compresa tra i 300 e gli 800 metri sul livello del mare, Monti Toraggio &nbsp;e Pietravecchia, ai piedi delle Alpi Liguri.</div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>-Storia-</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il fagiolo bianco di Pigna è presente sui territori di Pigna, Buggio e Castelvittorio da oltre 300 anni. Vanto e orgoglio di Badalucco, dopo aver viaggiato a lungo come prodotto anonimo, è stato affettuosamente battezzato con il nome "Rundin" cui è seguito un riconoscimento ufficiale come prodotto protetto dell'arca e presidio Slow Food.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli antenati di questa pianta sono giunti dal Nuovo Mondo , approdando prima in Spagna per poi raggiungere la Liguria nel XVII dopo aver attraversato la Provenza. Ed è proprio sui terrazzamenti a secco dell'entroterra imperiese che il legume ha trovato il suo habitat ideale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le aree coltivate si trovano nelle zone denominate con il termine dialettale "abrigu", esposte al sole, su colline dal profilo dolce, con i leggeri pendii adatti alla coltivazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le differenze tra le tre diverse tipologie sta soprattutto nelle dimensioni dei semi e sono da attribuirsi alla diversa composizione chimica dei terreni, dell'acqua delle sorgenti utilizzate per annaffiare e dei diferenti microclimi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>-Lavorazione- </b></span></div><div class="imTAJustify">Il fagiolo viene seminato in piccoli appezzamenti che molto spesso sono &nbsp;difficili da raggiungere per i normali mezzi meccanici. </div><div class="imTAJustify">In generale le colture si trovano in prossimità di piccoli corsi d'acqua o rii, questo facilita le operazione di irrigazione, sia &nbsp;quella tradizionale a scorrimento naturale con l'ausilio di piccoli canali, sia quella per aspersione adottando le moderne tecniche di irrigazione.</div><div class="imTAJustify">La produzione annuale si aggira mediamente sui quaranta/quarantacinque quintali. La semina a filare viene fatta a maggio. La raccolta dei baccelli, inizia a metà settembre per terminare verso la metà di ottobre. </div><div class="imTAJustify">Il prodotto essiccato è disponibile tutto l'anno.</div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify">-caratteristiche morfologiche ed organolettiche- </div><div class="imTAJustify">La pianta ha portamento rampicante e produce un<span class="fs14lh1-5"> fagiolo bianco tipo cannellino che, coltivato nei tre areali, ha sviluppato caratteristi che morfologiche ed organolettiche specifiche. Que</span><span class="fs14lh1-5">llo della varietà di Pigna è il seme </span><span class="fs14lh1-5">più piccolo, con </span><span class="fs14lh1-5">un aspetto tondo dal colore rosato, tendente al beige e &nbsp;la pelle molto sottile. </span><span class="fs14lh1-5">La consistenza è carnosa, con la pasta morbida e delicata per un gustoche ha note di castagne e noci fresche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ovviamente questi fagioli sono molto buoni freschi, ma restano ottimi anche dopo essere stati seccati per essere utilizzati nella cucina tipica invernale. Danno il meglio di se quando consumati lessi, coditi con Olio etravergine di oliva della Riviera Ligure DOP, cui potete aggiungere se vi piace cipolla di Treschietto tagliata sottilissima, sale pepe e poche gocce di limone di Monterosso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>-commercializzazione- </b></span><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il prodotto è venduto secco, confezionato in sacchetti di iuta recanti il marchio di riconoscimento. I formati disponibili sono quelli da: 250g, 500g e 1kg. Sono garantiti solo i fagioli in quel sacchetto, con quel marchio ed accompagnati dal logo del presidio Slow Food.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>-Preparazione fagioli secchi-</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">dopo averli tenuti in ammollo </span><span class="fs14lh1-5">per una notte</span><span class="fs14lh1-5">, lessare 35 minuti in abbondante acqua (aromatizzata con aglio, alloro e poco olio)</span><span class="fs14lh1-5"> per salare a cottura ultimata quando, cioè, i semi sono morbidi ma consistenti in modo uniforme (come se non ci fosse la buccia) &nbsp;non si devono disfare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'uso gastronomico varia da paese a paese, dove possiano trovare diversi piatti tipici:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">-a Pigana il piatto simbolo è la capra e fagioli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">-a Conio si prepara lo "Zimin", zuppa di fagioli, verdura e carne</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">-a Balduccio si trovano i "Friscioi", ghiotte frittelle fatte con il legume.</span></div><div class="imTAJustify"> &nbsp;</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTAJustify"><span class="imTALeft fs10lh1"><b>-Presidi Slow Food-</b></span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTAJustify"><span class="imTALeft fs10lh1">i presidi sostengono le piccole produzioni eccellenti che rischisno di scomparire , valorizzano territori, recuperano mestieri e tecniceh di lavorazione tradizionali, salvano dall'estinzione razze autoctone e antiche varietà di ortaggi e frutta... </span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTAJustify"><span class="imTALeft fs10lh1">Le informazioni sul prodotto sono state confermate attraverso un'intervista telefonica avvenuta con un produttore locale: Az Agricola Liguria da Gustare..</span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTAJustify"><span class="imTALeft fs10lh1">sittografia:</span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTAJustify"><span class="imTALeft fs10lh1">https://www.fondazioneslowfood.com</span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTAJustify"><span class="imTALeft fs10lh1">http://www.parks.it/parco.alpi.liguri</span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTAJustify"><span class="imTALeft fs10lh1">http://www.liguriadagustare.com</span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTAJustify"><span class="imTALeft fs10lh1">http://www.balducco-bio.com/storia.html</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 01 May 2021 10:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Storia delle acciughe salate di  Monterosso al Mare- Con ricetta tradizionale di Lusa Martelli perfezionata tra il 1935 e il 1980.]]></title>
			<author><![CDATA[Lara Castellani]]></author>
			<category domain="https://www.trattorialaloggia.com/blog/index.php?category=Food"><![CDATA[Food]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000C"><div><a href="https://www.trattorialaloggia.com/dalla pesca delle acciughe alle gite turistiche, beppe ti accompagna alla scoperta delle bellezze del mare ligure sulla barca ricci.html" onclick="return x5engine.utils.imPopUpWin('https://www.trattorialaloggia.com/dalla pesca delle acciughe alle gite turistiche, beppe ti accompagna alla scoperta delle bellezze del mare ligure sulla barca ricci.html','imPopUp', 1930, 2092);" class="imCssLink inline-block" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.trattorialaloggia.com/dalla pesca delle acciughe alle gite turistiche, beppe ti accompagna alla scoperta delle bellezze del mare ligure sulla barca ricci.html', null, false)"><img class="image-0" src="https://www.trattorialaloggia.com/images/VideoCapture_20240922-183357-1-.jpg"  width="848" height="474" /></a></div><div><a href="https://www.trattorialaloggia.com/dalla pesca delle acciughe alle gite turistiche, beppe ti accompagna alla scoperta delle bellezze del mare ligure sulla barca ricci.html" onclick="return x5engine.utils.imPopUpWin('https://www.trattorialaloggia.com/dalla pesca delle acciughe alle gite turistiche, beppe ti accompagna alla scoperta delle bellezze del mare ligure sulla barca ricci.html','imPopUp', 1930, 2092);" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.trattorialaloggia.com/dalla pesca delle acciughe alle gite turistiche, beppe ti accompagna alla scoperta delle bellezze del mare ligure sulla barca ricci.html', null, false)">CLICCA QUI</a> PER AVVIARE IL VIDEO DEL PESCATORE BEPPE MARTELLI</div><div class="imHeading3">LE ACCIUGHE SOTTO SALE SECONDO MIA NONNA</div><div class="imHeading4 imTACenter">(Luisa Martelli classe 1928)</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imHeading5">PROFUMI E RUMORI DELLA MIA INFANZIA</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="mb1"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando ero bambina nel mio paese, un caratteristico borgo marinaro ligure, il tempo e </span><span class="fs14lh1-5">l’alternarsi delle stagioni erano scanditi delle </span><span class="fs14lh1-5">festività religiose popolari, molte delle quali </span><span class="fs14lh1-5">coincidevano con l’inizio o la fine di quei </span><span class="fs14lh1-5">periodi di frenetica operosità generale </span><span class="fs14lh1-5">necessaria per preparare le scorte invernali e </span><span class="fs14lh1-5">le eccedenze da commerciare. Ricordo </span><span class="fs14lh1-5">ancora la fretta delle genti e il viavai dei loro </span><span class="fs14lh1-5">mezzi da lavoro: l’aria era satura dei rumori </span><span class="fs14lh1-5">degli attrezzi in funzione e dei caratteristici </span><span class="fs14lh1-5">odori, ad ogni periodo ne corrispondevano di diversi.</span></div></div><div class="imTAJustify mb1">Come in molti altri paesi italiani, anche a Monterosso, si facevano sia la raccolta delle <span class="fs14lh1-5">olive per fare l’olio che la vendemmia per ottenere il vino, ma dopo la festa il paese si </span><span class="fs14lh1-5">addormentava e riprendeva vita a primavera con l’inizio della stagione della pesca.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Io discendo per parte di madre da una famiglia di pescatori, ed anche mio padre, spinto <span class="fs14lh1-5">dal suocero, tra i vari mestieri ha dovuto imparare a pescare. È per questi motivi che le </span><span class="fs14lh1-5">acciughe sono sempre state molto importanti per la mia famiglia. Io questo pesce lo </span><span class="fs14lh1-5">sento un po’ “mio”, so persino riconoscere se è fresco, se è delle mie parti e se è stato </span><span class="fs14lh1-5">cucinato a dovere.</span></div><div class="imHeading5">IO E LE ACCIUGHE</div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Ho iniziato a maneggiare acciughe da quando ero bambina ed è l’unico salume che </span><span class="fs14lh1-5">saprei preparare. Posso affermare con fierezza che negli anni ho imparato 8 differenti </span><span class="fs14lh1-5">modi per “pulirle”, ma quello per la salagione era il più difficile di tutti. Ricordo che </span><span class="fs14lh1-5">dovevo tenere il pesce con una mano e contemporaneamente, con le dita dell’altra, &nbsp;</span><span class="fs14lh1-5">afferravo la testa per sfilarla dal corpo assieme a tutte le interiora e senza rovinare il cinto </span><span class="fs14lh1-5">pettorale: c’è voluto tempo per imparare perché una volta le acciughe erano quasi sacre, </span><span class="fs14lh1-5">guai a sciuparle! Per avere il permesso di aiutare gli anziani che salavano bisognava </span><span class="fs14lh1-5">dimostrare buona volontà e attitudine, diversamente era vietato avvicinarsi anche solo </span><span class="fs14lh1-5">per guardare.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Ho dovuto insistere per farmi insegnare! Ricordo che la nonna, china sul lattone da 25 <span class="fs14lh1-5">litri in cui salava , mi spiegava, con molta pazienza, quanto erano delicate ed importanti: </span><span class="fs14lh1-5">“sale e acciughe costano molto e le dobbiamo vendere alla gente, non posso farle </span><span class="fs14lh1-5">preparare a te perché non possiamo darle se non sono preparate a dovere!” poi mi dava </span><span class="fs14lh1-5">un mucchietto di acciughe più piccole e diceva: ”tieni pulisci queste che le mangiamo a </span><span class="fs14lh1-5">pranzo ”. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fu mia mamma ad insegnarmi a pulire le acciughe per salarle, lei era meno </span><span class="fs14lh1-5">pignola della nonna e riteneva che fosse importante per me imparare. La nonna le </span><span class="fs14lh1-5">brontolava sempre e mentre le diceva che era imprecisa, con amore ci correggeva.</span></div><div class="imHeading5">LE FAMOSE ACCIUGHE DI MONTEROSSO</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify mb1">Crescendo ho iniziato a girare per la Liguria e mi capitava spesso di sentirmi dire: <span class="fs14lh1-5">“Allora tu sei di Monterosso, avete i limoni e le acciughe buone lì!”. Infatti accadeva con </span><span class="fs14lh1-5">frequenza che tra le offerte delle pescherie della riviera si offrissero acciughe di </span><span class="fs14lh1-5">Monterosso”.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Ho sempre pensato che le acciughe del mio paese fossero famose perché rinomate erano <span class="fs14lh1-5">le “acciughe salate” che lì si preparavano da sempre. Era cosa risaputa che negli anni </span><span class="fs14lh1-5">’20 dello scorso secolo, nel piccolo borgo marinaro, venne aperta una salagione ad opera </span><span class="fs14lh1-5">dello spagnolo Joseph Ferrer che, a detta dei paesani, era stato attirato dal buon nome di cui già all'epoca godeva questo eccellente prodotto e rimase colpito dal modo in cui si salava in loco.</span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Mia nonna invece mi diceva che lei era molto attenta nel salare perché </span><span class="fs14lh1-5">da giovane aveva lavorato nella salagione di Monterosso e aveva imparato delle cose che </span><span class="fs14lh1-5">i suoi vecchi non sapevano. L’azienda venne chiusa negli anni ’50 alla morte di Ferrer, </span><span class="fs14lh1-5">ma nei suoi 30 anni di attività il prodotto acquisì un’importanza notevole sul mercato </span><span class="fs14lh1-5">nazionale e venne esportato persino in Spagna. La Salagione fu molto importante per </span><span class="fs14lh1-5">l’economia locale , infatti durante quegli anni aumentò il numero delle barche da pesca </span><span class="fs14lh1-5">ed è documentato che i pescatori conferivano il pescato alla salagione già pronto per </span><span class="fs14lh1-5">essere salato.</span></div><div class="imHeading5">LA PASSIONE DI MIA NONNA LUISA</div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify mb1">Ricordo che le “Arbanelle di acciughe” di mia nonna Luisa erano le più care del paese, <span class="fs14lh1-5">ma chi le provava tornava da lei l’anno dopo per </span><span class="fs14lh1-5">ricomprarle. Tutti dicevano che le sue erano le più </span><span class="fs14lh1-5">gustose, anche perché nel contenitore metteva più </span><span class="fs14lh1-5">acciughe e quindi meno sale. Quando finalmente si </span><span class="fs14lh1-5">decise ad insegnarmi a posizionare le acciughe e il sale </span><span class="fs14lh1-5">nel contenitore per salare avevo circa 16 anni. Mi fece </span><span class="fs14lh1-5">notare che, a differenza di come facevano gli altri, lei </span><span class="fs14lh1-5">non metteva i pesci sdraiati su un fianco perfettamente </span><span class="fs14lh1-5">orizzontali, ma li sovrapponeva leggermente gli uni sugli altri in modo che rimanessero </span><span class="fs14lh1-5">leggermente inclinati: ogni volta che si completava il “giro” di pesci che componevano </span><span class="fs14lh1-5">uno strato si doveva vedere solo il grigio blu delle schiene e non l’argento delle pance. </span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Il </span><span class="fs14lh1-5">sale doveva essere marino ma ne troppo grosso, perché gli spigoli dei grani avrebbero lacerato le carni, ne fino, perché si sarebbe sciolto troppo presto. Ovviamente <span class="fs14lh1-5"><b>per ogni </b></span></span><span class="fs14lh1-5"><b>chilogrammo di acciughe</b></span><span class="fs14lh1-5"> c’era un </span><span class="fs14lh1-5"><b>giusto peso di sale da usare ( circa 250 gr)</b></span><span class="fs14lh1-5"> ma era poco pratico pesarlo ad ogni strato cosi lei mi insegnò che andava dosato in questo modo: due pugni sulle teste e uno sulle code e una volta coperto il “giro” bisognava riuscire a </span><span class="fs14lh1-5">vedere lo scuro delle schiene in trasparenza.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Si salava in lattoni di acciaio nei quali era possibile adagiare circa tre cassette di acciughe, <span class="fs14lh1-5">per un totale di 30 kg, le quali venivano coperte da un cerchio di legno, di diametro poco inferiore rispetto al recipiente, sul quale venivano posti dei</span><i class="fs14lh1-5"> </i><span class="fs14lh1-5">sassi il cui peso doveva eguagliare quello del pesce sottostante. Dopo 10 giorni il volume della parte solida si </span><span class="fs14lh1-5">riduceva di un terzo e il peso sovrastante andava ridotto di una metà.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Per mia nonna era molto importante impedire che la salamoia, fatta di sangue e sale, <span class="fs14lh1-5">attirasse le mosche o sporcasse il pavimento della cantina. Diceva che quell'odore avrebbe impregnato il pavimento e gli insetti sarebbero stati attirati per anni. Così </span><span class="fs14lh1-5">posizionava i contenitori dentro delle baie, che puliva quotidianamente, e li copriva con </span><span class="fs14lh1-5">del telo di nylon.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Negli anni mia nonna e mia mamma hanno dovuto modificare il processo che seguivano <span class="fs14lh1-5">per salare, allo scopo di correggere le imperfezioni della materia prima che, oltre a </span><span class="fs14lh1-5">scarseggiare, non arrivava più direttamente dalla barca. Infatti verso gli anni novanta quasi </span><span class="fs14lh1-5">tutti i pescherecci di Monterosso si trasferirono di base o a Livorno o a Piombino, così </span><span class="fs14lh1-5">il pescato locale per tornare nel paese doveva viaggiare via terra e coperto di ghiaccio che </span><span class="fs14lh1-5">via via si scioglieva. Il contatto con l’acqua dolce aveva effetti negativi sulla salamoia </span><span class="fs14lh1-5">naturale e così, prima di iniziare a salare, si rese necessario buttare sul pesce fresco </span><span class="fs14lh1-5">decapitato del sale per far colar via il “primo sangue”. Inoltre al 10° giorno di </span><span class="fs14lh1-5">maturazione nel sale bisognava eliminare il liquido che si formava nei bidoni e sostituirlo </span><span class="fs14lh1-5">con salamoia pulita, una soluzione satura di acqua e sale. La stessa che viene aggiunta </span><span class="fs14lh1-5">nelle arbanelle di vetro dove si confeziona il prodotto finito che ha “maturato” per </span><span class="fs14lh1-5">almeno 40 giorni nei bidoni grandi. Nelle arbanelle il prodotto si conserva per parecchi mesi purché venga completamente coperto da salamoia e tenuto sotto un peso di circa un kg.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs22lh1-5 cf1">IL BORGO E LA PESCA DELL’ACCIUGA</span></div><div class="imTAJustify mb1">Un tempo si salava a bordo della barca in <span class="fs14lh1-5">barili di legno che potevano contenere dagli </span><span class="fs14lh1-5">80 ai 100 kg di pescato. Un ricordo della mia </span><span class="fs14lh1-5">infanzia sono le lampare che luccicavano nel </span><span class="fs14lh1-5">buio della notte e il rumore dei pescherecci </span><span class="fs14lh1-5">che stendevano le reti in mare, ma nel golfo </span><span class="fs14lh1-5">non si è sempre pescato con questa tecnica.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Fino agli inizi del novecento si pescava con i <span class="fs14lh1-5">leudi da pesca: barche a vela di legno lunghe </span><span class="fs14lh1-5">11,5-12 metri quindi più corte di quelli usate per il trasporto. Con i leudi si potevano </span><span class="fs14lh1-5">raggiungere i porti della Versilia e di Livorno, dove i natanti si appoggiavano per </span><span class="fs14lh1-5">intraprendere la campagna dei 100 giorni. Era chiamata così anche se durava 135 giorni: </span><span class="fs14lh1-5">dal 3 maggio, data della Festività della croce - Croce di maggio, fino al 15 settembre </span><span class="fs14lh1-5">ricorrenza dell’esaltazione della S. Croce - Croce di settembre).</span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Tra queste due date si </span><span class="fs14lh1-5">effettuavano delle pause con ritorno a casa: una per la festa del patrono di Monterosso </span><span class="fs14lh1-5">( S. Giovanni Battista ) e una per la festa dell’Assunta ( la Madonna di Soviore ) che si </span><span class="fs14lh1-5">festeggiano ancora oggi ,rispettivamente, il 24 giugno e il 15 settembre. Nella conta non </span><span class="fs14lh1-5">si teneva conto dei 35 giorni che servivano per i vari viaggi di andata e ritorno. </span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">A </span><span class="fs14lh1-5">S.Giovanni i pescatori tornavano per pagare, con i soldi ricavati dal primo pesce venduto, </span><span class="fs14lh1-5">i debiti contratti durante l’inverno (acquisto con il libretto in “crenza”) poi ripartivano </span><span class="fs14lh1-5">verso le coste toscane. Invece dopo la festa della Madonna restavano a pescare nel Golfo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs22lh1-5 cf1">LE MANATE A CURI</span><br></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">La pesca monterossina aveva la caratteristica di dare acciughe grosse e selezionate, questo </span><span class="fs14lh1-5">grazie all’impiego di reti dotate </span><span class="fs14lh1-5">di maglie grandi dove restavano </span><span class="fs14lh1-5">immagliati solo esemplari da una </span><span class="fs14lh1-5">certa taglia in su (si trattava di 28</span><span class="fs14lh1-5">/32 esemplari per kg).</span></div><div class="imTAJustify mb1">Ogni leudo per la pesca <span class="fs14lh1-5">all'acciuga aveva a bordo 7-9 reti</span><span class="fs14lh1-5">, le “manate a curi”( a scorrere). </span><span class="fs14lh1-5">Queste reti erano di cotone quindi andavano lavate e asciugate alla fine di ogni giornata </span><span class="fs14lh1-5">di pesca e a fine stagione prima asciugarle per riporle nei caratteristici cassoni andavano </span><span class="fs14lh1-5">sciacquate in acqua dolce. </span><span class="fs14lh1-5">Ogni tanto necessitavano di essere cucite e due volte l’anno </span><span class="fs14lh1-5">andavano tinteggiate con del tannino. Di questi lavori se ne occupavano i pescatori stessi </span><span class="fs14lh1-5">o le donne di casa. </span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Ogni rete era dotata di sugheri, per farla galleggiare in mare, e di </span><span class="fs14lh1-5">piombi sufficienti a tenerla tesa di modo che restasse perpendicolare al fondo del mare </span><span class="fs14lh1-5">e la corrente la potesse trasportare. Ogni manata era lunga 72 metri con un pescaggio </span><span class="fs14lh1-5">di 800 maglie del 21-22 per un’altezza totale di circa 11 metri, servivano 5 segnali per </span><span class="fs14lh1-5">ogni rete.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs22lh1-5 cf1">LA PESCA ALLA LAMPARA</span><br></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Nel 1926 si iniziò a praticare la pesca con le </span><span class="fs14lh1-5">lampare. Inizialmente era la barca con la </span><span class="fs14lh1-5">lampara accesa che girando attirava il pesce e </span><span class="fs14lh1-5">poi lo trascinava verso le reti che erano state </span><span class="fs14lh1-5">calate in mare. In seguito verrà cambiato il </span><span class="fs14lh1-5">sistema e saranno le reti ad essere calate </span><span class="fs14lh1-5">attorno ai pesci attirati dalla luce della lampara.</span></div><div class="imTAJustify mb1">La prima lampara fu comperata da un gruppo <span class="fs14lh1-5">di pescatori, era alimentata a carburo ma durò una sola estate perché non funzionava </span><span class="fs14lh1-5">bene. Fu poi Ferrer nel 1929 che, con una lampara alimentata a petrolio, ben </span><span class="fs14lh1-5">funzionante, dimostrò la maggior validità di questo tipo di pesca. La pesca alla lampara </span><span class="fs14lh1-5">si diffuse così anche tra i pescatori monterossini che la sospesero solo nei primi anni </span><span class="fs14lh1-5">della seconda guerra mondiale perché vigeva il divieto di accendere luci sul mare. Poi </span><span class="fs14lh1-5">dal 1942 al 45 vennero introdotte delle lampare subacquee alimentate a batteria.</span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5"> Le </span><span class="fs14lh1-5">lampare della mia infanzia , invece, bruciavano gas ma dopo gli anni settanta hanno </span><span class="fs14lh1-5">lasciato il posto a quelle, tutt’oggi in uso, che funzionano con gruppi elettrogeni.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Mio padre ha praticato questo tipo di pesca e mi <span class="fs14lh1-5">ha raccontato che utilizzavano anche tre lampare </span><span class="fs14lh1-5">per volta. Ogni sera il peschereccio usciva dal </span><span class="fs14lh1-5">molo trainando tre lampare a motore(così si </span><span class="fs14lh1-5">chiamano le barche dotate di lampara) più una </span><span class="fs14lh1-5">quarta barca, sempre a motore. Una volta </span><span class="fs14lh1-5">raggiunto il sito della pesca, le lampare si </span><span class="fs14lh1-5">posizionavano a centinaia di metri le une dalle </span><span class="fs14lh1-5">altre, accendevano le luci e attendevano l’arrivo </span><span class="fs14lh1-5">dei pesci. La barca che aveva attirato più pesce </span><span class="fs14lh1-5">restava ferma mentre le altre due vi si dovevano </span><span class="fs14lh1-5">avvicinare e spegnere le luci prima di raggiungerla. A quel punto il peschereccio calava le reti tutt'intorno, intanto la barca senza lampara stava ferma per mantenere l’inizio della </span><span class="fs14lh1-5">rete nel punto di partenza. </span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Completato il cerchio, il peschereccio issava a bordo la testa </span><span class="fs14lh1-5">della reti e iniziava il recupero tirando per le due estremità. Nel mentre la 4° barca, </span><span class="fs14lh1-5">rimasta libera, si andava ad ancorare al peschereccio per trainarlo nella direzione </span><span class="fs14lh1-5">opposta allo spostamento procurato dall’effetto trainante delle reti in mare. Bisognava </span><span class="fs14lh1-5">impedire che le eliche entrassero in contatto con le reti in risalita. Raggiunta l’ultima </span><span class="fs14lh1-5">porzione della manata il pescato si conferivano a bordo mediante l’uso di selai ( retini ).</span></div><div class="imTAJustify mb1">In quei momenti le acciughe sbattono tra di loro e perdono quasi tutte le scaglie. <span class="fs14lh1-5">Aderenti ai loro corpi ne restano pochissime e ciò rende il loro impiego più pratico </span><span class="fs14lh1-5">rispetto a quello di altri pesci, come le triglie, che vanno squamati prima di essere </span><span class="fs14lh1-5">cucinati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs22lh1-5 cf1">IL CONTRABBANDO DEL SALE</span><br></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">A Monterosso si praticava la pesca delle acciughe da tempo remoto. Nel 1600, come si </span><span class="fs14lh1-5">può evincere da alcuni documenti conservati nell’archivio comunale, Genova manda a </span><span class="fs14lh1-5">dire all’allora Podestà in Monterosso che in loco si praticava il contrabbando del sale. </span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Infatti dal paese uscivano più acciughe sotto sale di quelle che si sarebbero potute </span><span class="fs14lh1-5">produrre con i 250gr per kg di pescato concessi dal Monopolio. Il Prefetto informò </span><span class="fs14lh1-5">Genova che ne era al corrente ma non poteva arginare il fenomeno. Nel paese, tutt’oggi, </span><span class="fs14lh1-5">si vocifera che anche lui partecipasse a quel tipo di commercio sottobanco.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Negli anni a venire non ci sono tracce documentate di un eventuale commercio di sale, <span class="fs14lh1-5">tuttavia sappiamo che durante la guerra i nostri vecchi, allora bambini, prendevano di </span><span class="fs14lh1-5">nascosto dai soldati tedeschi secchi di acqua di mare per cucinare. Gli zii di mia madre, </span><span class="fs14lh1-5">colti sul fatto, vennero imprigionati come spie con l’accusa di aver fatto segnali alle navi </span><span class="fs14lh1-5">americane, ma si salvarono per intercessione di un confidente tedesco che confermò la </span><span class="fs14lh1-5">loro estraneità ai fatti. </span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Mio nonno un giorno ci raccontò che in tempo di guerra, </span><span class="fs14lh1-5">quando ormai la nazione era allo sbando, non si trovavano </span><span class="fs14lh1-5">più in commercio alcuni tipi di viveri così cercavano di </span><span class="fs14lh1-5">produrseli “in casa”. Ricordava con affetto quando, da </span><span class="fs14lh1-5">ragazzo, assieme ai suoi fratelli scendeva dietro alla punta </span><span class="fs14lh1-5">del mesco e lì , di nascosto, accendeva il fuoco per </span><span class="fs14lh1-5">arroventare le lamiere di ferro con le quali faceva il sale </span><span class="fs14lh1-5">per l’autoconsumo. Ci spiegò che le lamiere erano tenute </span><span class="fs14lh1-5">inclinate e “prese a secchiate” con acqua di mare e poi </span><span class="fs14lh1-5">percosse con dei bastoni per staccare i cristalli che si </span><span class="fs14lh1-5">formavano. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Grazie a Ferrer e alla sua salagione, nel ‘900 le acciughe salate divennero più importanti </span><span class="fs14lh1-5">del sale. Infatti nei primi anni di attività della salagione ci fu un incremento di barche da </span><span class="fs14lh1-5">pesca nel borgo che, purtroppo, andarono via via diminuendo negli anni cinquanta </span><span class="fs14lh1-5">decretando la fine della produzione “industriale” di acciughe sotto sale nel paese.</span></div><div class="imTAJustify">Tuttavia il commercio delle arbanelle di acciughe restò vivo grazie alle donne del paese <span class="fs14lh1-5">che continuarono, e qualcuna continua ancor oggi, a salare.</span></div><div class="imHeading5"><span class="imTALeft">LE ACCIUGHE OGGI</span></div><div class="imTAJustify mb1">Nel 2006 , per riprendere questa tradizione e creare un marchio da commercializzare in <span class="fs14lh1-5">tutto il mondo, la cooperativa “le ragazza del parco” ha aperto una salagione nel paese, </span><span class="fs14lh1-5">ma, a causa della scarsità e delle ridotte dimensioni del pescato odierno, ha chiuso i </span><span class="fs14lh1-5">battenti nel 2017. Infatti recenti studi hanno evidenziato come a causa delle micro plastiche presenti nel Mediterraneo le acciughe muoiono “giovani” e non possono </span><span class="fs14lh1-5">raggiungere le dimensioni cui arrivavano in passato. </span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Questo pesce, chiamato acciuga o alice, appartiene alla famiglia dei pesci azzurri ricchi </span><span class="fs14lh1-5">di grassi insaturi omega 3; ha forma slanciata per una lunghezza che può raggiungere e </span><span class="fs14lh1-5">talvolta superare i 20 cm, hanno il ventre di color argento ma il dorso è grigio scuro e </span><span class="fs14lh1-5">presenta due striature azzurre , una per fianco, che vanno dalla coda alla testa. </span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">La </span><span class="fs14lh1-5">freschezza del pesce si percepisce attraverso: il “rossore” delle branchie , l’occhio lucido </span><span class="fs14lh1-5">e l’intensità delle striature che spariscono con il passare delle ore. Si nutrono di plancton, </span><span class="fs14lh1-5">piccoli crostacei e larve di molluschi.</span></div><div class="imTAJustify mb1">A partire dagli anni ’90 del ventesimo secolo è stata fatta in Italia una campagna per <span class="fs14lh1-5">promuovere il consumo di pesce azzurro. Una signora milanese , che conosco ormai da </span><span class="fs14lh1-5">anni, mi ha raccontato che la sua famiglia veniva in vacanza nello spezzino già da quando </span><span class="fs14lh1-5">lei era bambina, praticamente gli anni del boom economico in Italia. Loro il pesce di </span><span class="fs14lh1-5">mare lo mangiavano solo in vacanza o quando erano malati perché a Milano era </span><span class="fs14lh1-5">commerciato solo da un paio di pescherie e venduto a caro prezzo.</span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Nel passato in Lombardia si </span><span class="fs14lh1-5">consumava quasi esclusivamente pesce d’acqua dolce e un po’ di quello sotto sale. Poi </span><span class="fs14lh1-5">dopo gli anni settanta arrivò nella città un gran numero di “meridionali”, così nella </span><span class="fs14lh1-5">regione si diffusero il pesce di mare e tutti quei prodotti che erano soliti consumare a </span><span class="fs14lh1-5">casa loro nel meridione.</span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Oggi grazie a una efficiente rete di trasporti tutto il pescato </span><span class="fs14lh1-5">confluisce nelle grandi città e diventa quasi inutile continuare a produrre le nostre </span><span class="fs14lh1-5">acciughe se non per deliziare il palato di qualche nostalgico intenditore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs22lh1-5 cf1">CONSIDERAZIONI FINALI</span><br></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Ho provato a capire se la fama delle acciughe di Monterosso sia ancor oggi meritata, così ho chiesto, a chi dovrebbe essere più ferrato di me sull'argomento, se e perché sono migliori di molte altre prodotte sulla costa del Mediterraneo. Così mi è stato spiegato </span><span class="fs14lh1-5">che le acciughe sono un tipo di pesce che migra durante l’anno. I banchi passano dalle </span><span class="fs14lh1-5">acque più profonde, che frequentano in inverno, a quelle più basse (ma fonde almeno </span><span class="fs14lh1-5">50 metri) e calde dove si riproducono tra aprile e novembre. </span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Studi scientifici hanno dimostrato che </span><span class="fs14lh1-5">quando l’acciuga arriva nel golfo delle 5 terre è pronta per rilasciare e fecondare le uova. </span><span class="fs14lh1-5">Quando ciò avviene gli esemplari maschi e le femmine concentrano i grassi </span><span class="fs14lh1-5">rispettivamente nel seme e nelle uova e tutto questo unito alla concentrazione salina </span><span class="fs14lh1-5">dell’acqua nella regione rende le carni dei pesci più adatte ad essere salate.</span></div><div class="imTAJustify">Ho fatto alcune ricerche in "letteratura" per scoprire se è stati verificato se ciò avviene solo davanti alle coste delle cinque <span class="fs14lh1-5">terre, ma altre marche di acciughe sotto sale vantano l’eccellenza del proprio prodotto </span><span class="fs14lh1-5">come frutto di queste peculiarità. Per esempio l’alta ristorazione considera le acciughe pescate </span><span class="fs14lh1-5">nel mare del Cantabrico le più pregiate al mondo. Anche qui, tanto i produttori quanto i grandi </span><span class="fs14lh1-5">chef stellati, asseriscono che le singolari caratteristiche della regione marina, quali la </span><span class="fs14lh1-5">temperatura, la pesca durante il periodo di riproduzione, la profondità e salinità aiutano</span></div><div class="imTAJustify mb1">a produrre l’acciuga salata perfetta. </div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Inoltre, bisogna tener conto del fatto che, altre grandi aziende, </span><span class="fs14lh1-5">operanti nel settore da molti decenni, hanno pubblicizzato i loro eccellenti prodotti pescati in varie zone del Mar Mediterraneo. </span><span class="fs14lh1-5">Indubbiamente è stata fatta una grande operazione </span><span class="fs14lh1-5">di marketing per spingere le acciughe più rinomate al mondo e ciò può in parte giustificarne il </span><span class="fs14lh1-5">successo, inoltre le ditte più prestigiose &nbsp;hanno sempre investito in ricerca e macchinari per sviluppare il processo produttivo e rimanere all'avanguardia. Tutte cose che non sono state fatte dalle </span><span class="fs14lh1-5">“matriarche” monterossine che hanno continuato a salare a mano dal dopoguerra fino </span><span class="fs14lh1-5">ai giorni nostri e hanno sempre venduto la loro piccola produzione grazie al passaparola </span><span class="fs14lh1-5">dei propri clienti.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Posso tranquillamente affermare che in molte parti d’Europa si pesca da secoli in mari <span class="fs14lh1-5">con caratteristiche “uniche” simili a quelle descritte sopra e poi si sala. E in molte di </span><span class="fs14lh1-5">queste regioni vi sono ancora delle salagioni. Si tratta di aziende grandi o piccole con </span><span class="fs14lh1-5">una lunga storia alle spalle. Alcune di esse lavorano artigianalmente con piccole </span><span class="fs14lh1-5">produzione, altre sono più importanti, all'avanguardia e famose.</span></div><div class="imTAJustify mb1">Chi ha conosciuto il lavoro di mia nonna Luisa Martelli ha in mente un gusto e un profumo che non riesce a trovare "fuori da Monterosso". <span class="fs14lh1-5"> Così , grazie a quel buon nome, tornano a cercare il sapore delle acciughe della nonna &nbsp;in quelle di </span><span class="fs14lh1-5">mia mamma Olga , erede della sua passione: salare acciughe senza difetti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs22lh1-5 cf1">COME LE CONSUMIAMO IN CASA MIA</span><br></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">In casa mia le acciughe hanno il profumo dell’aglio e dell’origano e la morbidezza </span><span class="fs14lh1-5">dell’olio delle nostre campagne. Le abbiamo sempre mangiate accompagnate con pane </span><span class="fs14lh1-5">bruschettato e burro cui si aggiungono fette di pomodoro dei nostri orti nella stagione </span><span class="fs14lh1-5">estiva. </span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">Ci piace aggiungere una “champa” ( un filetto ) di acciughe in quasi tutte le </span><span class="fs14lh1-5">preparazioni di mare umide come gli spaghetti ai frutti di mare o alle vongole bianche </span><span class="fs14lh1-5">piuttosto che nelle zuppe di pesce. Col tempo ci siamo evoluti e ora ci piacciono molto </span><span class="fs14lh1-5">anche, aggiunte a fine cottura ,sulle bruschette in abbinamento con le verdure. </span></div><div class="imTAJustify mb1"><span class="fs14lh1-5">I nostri vecchi ci hanno insegnato a scioglierle , senza rosolarle, nel burro o nell'olio con cui </span><span class="fs14lh1-5">condire la pasta.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 11:12:00 GMT</pubDate>
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